Credo che sia il sogno di ogni pittore avere un sodalizio d’arte e di vita con altri artisti, sia per darsi reciproco stimolo sia per trovare nuovo impulso alla ricerca pittorica.
Vincent ci aveva provato prendendo in affitto quel modesto fabbricato di colore giallo in piazza Lamartine ad Arles. In quella “casa gialla” sognava di poter lottare, insieme agli amici pittori, per un’arte e per un mondo migliori. L’aveva riempita di opere d’arte dai colori vivacissimi, che lasciarono a bocca aperta Paul Gauguin quando subito dopo lo raggiunse più per la proposta economica di Theo (250 franchi al mese da dividere, in cambio di un quadro ogni 30 giorni) che per assecondare i sogni di “un cuore buono ma malato ” come definiva lui stesso Vincent. Paul aveva visto, infatti, fin dall’inizio, quella permanenza come una soluzione temporanea ai suoi problemi economici e da lì a poco, disincantato dalla vita e desideroso soltanto di indipendenza e fama di artista, tanto da aver sacrificato perfino la sua famiglia, avrebbe ripreso a “navigare in direzione del futuro”.
Vincent lo aveva capito ed era divenuto nervoso ed irrequieto. Del resto, seppure, i loro temperamenti fossero profondamente diversi, in quella casa, i due artisti avevano dipinto gran parte dei loro capolavori. Vincent mostrando il proprio modo di lavorare in mezzo alla natura, Paul cercando di educarlo all’osservazione meditativa del proprio soggetto e alla sua realizzazione tra le mura di uno studio. Ma non furono tanto le diversità di carattere tra i due e le loro frequenti liti a condurre Vincent a compiere il suo gesto inconsulto di tagliarsi l’orecchio, quanto il disperato tentativo di convincere Paul a non abbandonarlo. Purtroppo ottenne l’effetto opposto, perché, non volendo assumersi la responsabilità di accudire l’amico malato, Paul fuggì a Parigi e non lo rivide mai più.
A circa un mese dal tragico episodio Vincent dipinse, davanti ad uno specchio, questo autoritratto che mostra un atteggiamento insolitamente sereno, forse per l’effetto del bromuro di potassio somministratogli, a seguito della diagnosi di epilessia, durante il ricovero o semplicemente perchè aveva deciso di rincominciare. Lo si capisce dalle piccole pennellate vicine l’una all’altra che conferiscono all’immagine un aspetto vibrante, dal fumo della pipa che attraverso il suo movimento emana una profonda energia, nonché dall’accostamento dei colori verde, rosso e arancio, che sono un vero inno alla natura: il verde della vegetazione, il rosso dei frutti e dei fiori, l’arancio del sole e dell’estate.
Vincent van Gogh, Autoritratto con orecchio bendato e pipa, gennaio 1889, olio su tela, 51×45 cm, collezione privata
