I miei insegnanti: Iolanda Zerboni

Quell’anno avevo deciso di riprendere in mano i miei pennelli sgangherati, ma dopo tanto tempo mi sembravano vecchi attrezzi arrugginiti e la tela una distesa incolta nella quale non riuscivo a muovere alcun passo. Presi quindi l’iniziativa di iscrivermi al corso di disegno e pittura presso la libera Università “LUIG” di Villa Adriana tenuto dal pittore Carlo D’Amore che tanto stimavo. Mi accolse però la notizia che il maestro non avrebbe tenuto il corso e al suo posto sarebbe arrivata una nota pittrice romana di nome Yolanda Zerboni. All’inizio mi dispiacque un po’ ma poi decisi di iscrivermi comunque animata dal desiderio di rincominciare. Si erano iscritte una decina di persone di varie età per lo più al loro primo incontro con la pittura e chi per un motivo chi per un altro avevano tutti una gran voglia di cimentarsi con l’arte figurativa.

Il primo giorno del corso l’insegnante arrivò in ritardo ed entrò nell’aula trafelata tenendo con la mano destra una pesante cartella, mentre con quella sinistra sosteneva un’ingombrate borsa a tracolla. Sotto le braccia teneva stretti un paio di tubi portadisegni e dal suo collo penzolava una pesante sciarpa di lana che arrivava fino a terra. “Scusatemi per il ritardo” disse “ma questa è la prima volta che vengo da sola a Villa Adriana con la macchina  e non ho calcolato bene i tempi di percorrenza”.

Appoggiato il carico sulla cattedra si pose in piedi verso di noi dischiudendo le labbra ad un sorriso che in maniera simmetrica coinvolgeva bocca ed occhi e non abbandonava mai il suo volto.  Se è vero che un sorriso stabilisce una connessione spirituale tra le anime favorendo la comunicazione fra le persone, anche se sono degli sconosciuti, lei ci riuscì pienamente.  Ed inoltre se è anche vero che il sorriso è contagioso, bastarono poche lezioni e fummo subito tutti amici.

Un gruppo di persone che lavoravano alacremente sotto le ali del “maestro” e al contempo si raccontavano il proprio vissuto, snocciolando dubbi ed incertezze, ma anche gioie e speranze. Pure Yolanda ci raccontava i suoi trascorsi di vita in Sud America, a Buenos Aires, in Camerun, in Tailandia, durante i quali aveva costruito la sua filosofia artistica.

Le esperienze a contatto con la natura e le popolazioni autentiche ed incontaminate di quei luoghi le avevano fatto maturare uno stile espressivo candido e gioioso dal quale traspariva il suo animo poetico e sognatore che le consentiva di creare intorno a noi un’atmosfera serena e confortevole nella quale ci sentivamo coccolati ed apprezzati.

Con tutti i mezzi cercava di “traghettare” verso una maggiore consapevolezza il nostro innato senso artistico e il più delle volte ci riusciva pienamente. Ricordo ancora gli esercizi di introspezione che ci faceva fare prima di intraprendere un lavoro con una tecnica a nostra scelta. Clamoroso fu quello di ascoltare per pochi minuti un brano da lei scelto dopo il quale, l’uno all’insaputa dell’altro, rappresentammo tutti un ruscello che scorreva tra gli alberi.

Con grande passione ci invitava alla ricerca di formule espressive nuove asserendo che l’artista è colui che utilizza chiavi di lettura non impiegate da altri e fu molto soddisfatta di me quando incomincia ad incollare sulla tela pezzi di giornale a complemento dei soggetti rappresentati e ancor più quando ci misi la iuta intrisa di vinavil.

Diplomata in “Pittura” presso l’accademia di Belle Arti di via Ripetta, Yolanda Zerboni, che ha esordito nel mondo pubblicitario e dell’illustrazione per bambini, possiede una grande padronanza di tutte le tecniche passando dall’olio alla china, dalla grafite alla tempera, dall’affresco al batik, con la disinvoltura e la leggerezza di una farfalla che di fiore in fiore sintetizza il percorso della vita.

Con il suo stile narrativo e simbolico, denso di accurati e puntigliosi particolari, Yolanda prende per mano l’osservatore e lo conduce nel mondo del fantastico dove la realtà è vista con gli occhi di un bambino che sorride alla vita anche se, a volte, il sorriso si tinge di amaro nel raccontare la donna vista da una visuale maschilista.

Da lei ho imparato a guardare con gli occhi della fantasia che abbatte ostacoli e confini divari e resistenze accomunando le persone in un linguaggio senza luogo e senza tempo. Ho imparato a cogliere la poesia intrinseca nelle piccole cose come quelle di un vissuto semplice e genuino, ma soprattutto ho imparato ad ascoltare i miei sentimenti.

Il brindisi con la pittrice Iolanda Zerboni al termine del corso 2013

 

 

 

 

 

 

 

alla personale della pittrice Iolanda Zerboni (Yolì) – Roma 2015