Simbolo di prosperità, fecondità, perfezione e bellezza, questa pianta, considerata sacra dagli Aztechi, giunse in Europa con Cristoforo Colombo. Nell’anno 827 però era già tata introdotta dai saraceni in Sicilia dove ne divenne parte integrante del paesaggio. Molto resistente al caldo e alle avversità climatiche, attecchisce facilmente anche in terreni poveri tanto che, a fronte dei recenti cambiamenti climatici e demografici, la FAO ha incluso i fichi d’India tra i cibi del futuro.
Dunque il fico d’india incarna pienamente “il vecchio che resiste all’avanzata del nuovo” e in questa opera il “passaggio” avviene nella magica atmosfera della natura incontaminata.
Fico d’india all’alba – olio su tela 40X50
“il vecchio che resiste all’avanzata del nuovo”
2015