……A quei tempi le ragazzine non uscivano molto e soprattutto mai di sera. Con mia cugina prendevamo l’autobus, linea B, a Villa Adriana, quando la calura faceva luccicare l’asfalto, e scendevamo a Tivoli davanti al “Bar Pica” di Piazza Garibaldi. Frettolose e contente ci dirigevamo verso la Villa, curiosando tra le bancarelle dei souvenir fino a fermarci davanti al portone dei frati della chiesa di San Francesco dove la nostra amica Daniela si trovava insieme a sua madre che lavorava da loro e la domenica si fermava a preparargli il pranzo. Felici correvamo tutte e tre giù per le scale e attraversando gli appartamenti nobili in un baleno ci trovavamo immerse nella frescura del sontuoso giardino rinascimentale dove gli zampilli di acqua facevano da cornice alla folta vegetazione e ai monumentali alberi ad alto fusto. Il nostro passo diveniva più lento trasformandosi in una piacevole passeggiata tra risate e scherzi d’acqua senza mai saltare i ripetuti giretti sotto la cascata dell’ovato. Arrivate in fondo non potevamo fare a meno di una lunga sosta sui sedili della piazzetta dei cipressi secolari prima di riprendere il percorso del ritorno. Mi piaceva immaginare la villa brulicante di dame e accompagnatori dediti a divertirsi per onorare l’invito di Ippolito d’Este e quando imboccavo una delle due scalinate che si dipartono dalla fontana dei draghi simulavo il gesto che forse le dame facevano per non inciampare nei loro lunghi abiti. Certo aver trascorso tante domeniche all’interno di una Magnifica opera di epoca rinascimentale, dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO, ha reso magica la mia prima adolescenza e pertanto quando mi è stato proposto di renderle omaggio attraverso la riproduzione di soggetti che si trovano al suo interno, ho accettato immediatamente. Avevo visto le immagini tratte dalle pareti affrescate di alcune stanze di Villa D’Este e mi ero soffermata su quelle delle divinità greche raffigurate sulle pareti della prima sala tiburtina dove viene trattata la leggenda delle origini di Tivoli. L’Autore, Cesare Nebbia, allievo di Girolamo Muziano cui nel 1565 era stato affidata l’organizzazione del cantiere decorativo della Villa, aveva posto le principali divinità romane all’interno di finte nicchie. A me è piaciuto inserirle davanti a scorci del nostro territorio.


Venere con puttino inserita in uno scorcio del giardino rinascimentale.
Sullo sfondo la facciata anteriore di Villa D’este dietro la quale si intravede il campanile della chiesa di San Francesco.
Bacco inserito in un oliveto tiburtino

