Questa tela fa parte di una trilogia che ho dedicato ai miei figli e a mio nipote il giorno della loro laurea avvenuta a breve distanza l’una dall’altra. Quando erano piccoli mi seguivano come pulcini ed io amavo coccolarli sotto le mie ali. Ora che il piumino ha via via lasciato il posto al piumaggio definitivo della loro personalità mi piace vederli come uccelli pronti a realizzare il loro futuro con fiducia e determinazione.

Il Gabbiano, simbolo di libertà e coraggio, ma anche di apertura mentale e creatività è dedicato ad Emanuele

Presente in alcuni miti e racconti indiani come colui che possiede la luce, il gabbiano è un animale che vola sul mare e sulla terraferma, in solitudine o in grandi stormi. Dotato di grande capacità di adattamento, si nutre di qualsiasi cosa che sia commestibile ma senza mai combattere per il cibo nel pieno rispetto del diritto a nutrirsi degli altri uccelli. In tal senso è divenuto il simbolo del rispetto verso il prossimo, dell’amicizia, della lealtà e della socievolezza.

Con i suoi voli acrobatici nell’alto del cielo, osserva il suo territorio da una prospettiva più ampia e completa. La sua immagine invita, dunque, all’elevazione spirituale per giungere ad una condizione più alta dell’Essere. Invoglia a sentirsi liberi facendo appello alla forza interiore, alla determinazione e all’amor proprio partendo da quello che sia ha, senza avere paura di agire.

Quando gli donai il libro di R. Bach “Il gabbiano Jonathan Livingstone”, Emanuele aveva circa otto anni e rimase subito affascinato dal protagonista: il giovane gabbiano cui non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Si riconobbe appieno in Jonathan e come lui amava “librarsi nel cielo” in un viaggio di ricerca interiore verso il senso dell’esistenza.

Ricordo ancora quando, iscritto al terzo anno di medicina, non andava avanti con gli studi. Ogni pomeriggio si recava presso la libreria comunale di Tivoli insieme ad alcuni amici per trovare la concentrazione nello studio, ma il tempo scorreva e gli esami erano sempre pochi.

Una sera lo affrontammo chiedendogli che cosa andasse a fare in quella biblioteca.  Rispose candidamente che aveva letto tutti i libri di storia, poi quelli di filosofia ed infine quelli di religione, alla ricerca di una prospettiva più ampia e completa, con la quale rivolgere l’attenzione verso i testi di medicina.

Il suo interesse per la scienza medica incominciò a crescere esponenzialmente, tanto che decise di affittare una stanza vicino al policlinico universitario per meglio seguire le lezioni ed i reparti, ma soprattutto maturò la consapevolezza che l’azione del medico, in quanto rivolta alla tutela della vita umana e alla cura degli eventi patologici per ristabilire lo stato di salute, consente di “donare più tempo alla vita” e permettere così di perseguire il vero senso dell’esistenza.

«Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola.»

 

Il gabbiano il giorno della sua laurea in medicina 2016

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *