Nella mia famiglia è stata sempre vissuta con grande entusiasmo, anche perché rappresentava l’occasione per andare alle Sprete (detta poi Villanova), un paese poco lontano dal nostro il cui patrono, “San Giuseppe Artigiano” è il protettore dei lavoratori. I festeggiamenti iniziavano fin dalle prime ore del mattino con la processione religiosa e proseguivano sul grande palco, allestito nella piazza, con spettacoli di ogni genere fino al concerto di cantanti famosi in tarda serata. A mezzanotte i fuochi d’artificio chiudevano in bellezza la giornata che ognuno si portava dentro per numerosi giorni ancora. C’erano poi le bancarelle con una grande varietà di cose, lo zucchero filato ed i panini con la porchetta. Insomma ho trascorso alla festa del primo maggio le mie giornate più belle fin dalla primissima infanzia. Ogni anno, però, mio padre non mancava di richiamare la mia attenzione sul vero significato di questa festa. “Dicono che il lavoro nobilita l’uomo, ma senza diritti lo rende simile alle bestie” diceva. “Ed è proprio per non essere trattati come tali che si sono combattute battaglie e sacrificate vite” incalzava. Mi parlava degli scioperi e delle poteste con i quali, fin dalla fine dell’ottocento gli operai avevano lottato duramente per ottenere la giornata lavorativa di 8 ore, contro quella di dodici e sedici in uso, fino ad allora. Mi parlava del primo maggio come simbolo delle rivendicazioni degli operai che hanno sempre lottato per ottenere condizioni di lavoro migliori. Proprio a loro ho voluto dedicare questa tela sulla quale il rosso della tovaglia simboleggia il loro coraggio. I fiori ed i frutti che annunciano la stagione della vita vogliono soltanto dire grazie.
Anch’io ho lavorato otto ore al giorno, ho avuto il diritto alla malattia, alle ferie e alla maternità. Ho avuto anche la pensione, ma ogni giorno mi chiedo se questi diritti saranno mantenuti anche ai nostri figli visto o se i nostri politici non li ridurranno sempre di più.