……………………..Con il frutto stretto tra le mani Malik si diresse verso gli amici e lanciandolo verso di loro: “prendi! Si chiama Rino”.  Il cocomero arrivò dritto tra le mani di Said che afferratolo con una presa diretta lo lanciò a Samuel e lui a Mohammed che a sua volta con un balzo lo lanciò tra le fronde di un albero di gelso che svettava in un angolo del cortile. “Canestro” gridò riafferrando il cocomero sotto le fronde e così continuarono a giocare simulando una partita di Basket.

 

Malik rimase affascinato da questo gioco e a cena se ne fece spiegare le regole da Mohammed, che aveva un fratello giocatore nella squadra nazionale di basket del Senegal. Nelle sere che seguirono i giovani prima di cena facevano sempre una partita con Rino nel ruolo della palla da Basket e lui era davvero felice dell’insolito ruolo che gli era stato assegnato tanto che, per essere più leggero e facilitare il gioco ai ragazzi, distendeva al massimo la sua parete riempiendosi di aria, riuscendo perfino a rimbalzare.

 

Malik e Rino divennero inseparabili. Tutte le sere prima di addormentarsi il giovane gli confidava il sogno di diventare un giocatore di basket ed il piccolo cocomero, appoggiato sul comodino sembrava rispondergli “il futuro di ognuno di noi è scritto nelle stelle e forse il nostro incontro non è stato soltanto un caso. Probabilmente era già scritto che io dovessi insegnarti a giocare a basket e tu magari un giorno diventerai un grande campione. Comunque vada, sappi che io sarò sempre con te”.

 

 

 

 

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