……………………………..“Queste bacche mi hanno salvata la vita lottando con la forza di un bue contro il fuoco che questa notte aveva incendiato la tenda della mia camera” disse Elisabetta porgendo agli invitati il vassoio sul quale aveva teneramente posto le bacche bruciacchiate. Ve ne faccio dono affinché anche voi possiate coltivare, nel vostro giardino, queste strane bacche a forma di cuore che in memoria del loro coraggio chiameremo “bacche a cuore di bue”.
Tra le bacche che Elisabetta aveva posto nel vassoio ce n’era una particolarmente grossa, che lei individuò come il valoroso capitano che aveva coordinato l’impresa di salvataggio e lo chiamò Vincenzo che significa “colui che vince” dal quale non si sarebbe mai più separata piantando i suoi semi per il resto della vita.
Quando Elisabetta e Alberto si unirono in matrimonio nell’antica Abbazia di Prüll, in Baviera, l’atrio era stato adornato con frondosi tralci di pomodoro cuore di bue tra i quali Vincenzo spiccava in prima fila ed un fragoroso applauso li accolse festosamente all’uscita della chiesa. C’era anche Sebastian ad omaggiare gli sposi ed aveva portato in dono un grande cesto colmo di pomodori che lui stesso aveva coltivato nel castello di Blois dove i due giovani si erano conosciuti.
