Dedicato a Chopin – olio su tela 40X60 – 2016

……nel breve periodo della loro fioritura appagano lo sguardo e rimangono indimenticabili…
2016

…ed è forse per tale motivo che i fiori di peonia vengono associati all’immortalità. Sbocciano una sola volta l’anno e per alcune settimane, ma la loro bellezza raggiunge il più profondo dell’animo infondendo sensazioni di pace e serenità proprio come le note di Chopin.  Ho ascoltato per la prima volta un brano di questo geniale compositore e pianista polacco, ad una festa quando ero poco più che adolescente. Fui immediatamente rapita dal senso di dolcezza e tranquillità che quella composizione emanava e rimasi immobile ad ascoltarla. “Ti piace? mi chiese Paolo, il figlio della “padrona di casa”, che aveva messo il long play. “E’ una composizione per pianoforte di Frederic Chopin. Si chiama  Notturno op. 9 n. 2 e fa parte di una raccolta di 21 brani che questo poeta del pianoforte ha composto durante la sua breve vita per celebrare la notte” continuò. Durante tutta la serata seguitò a raccontarmi molte cose sulla vita di Chopin ed il mio cuore traboccava di emozione come se avessi conosciuto il primo amore. Provai perfino una sensazione di gelosia quando si soffermò a narrarmi di George Sand che mi apparve subito vuota ed egoista. Negli anni che seguirono furono certamente molto poche le occasioni di ascoltare la musica del geniale compositore. Mi capitava negli occasionali concerti organizzati, per lo più in prossimità del Natale e della Pasqua, da associazioni culturali tiburtine, ma ogni volta che ascoltavo il tocco vellutato e cristallino, dei suoi notturni, le mie emozioni si inseguivano come le note sulla tastiera e al termine dell’ascolto la mia anima era colma della più intensa gioia di vivere. Infinite volte mi sono chiesta come sia possibile che un rincorrersi di suoni possa aprire le porte della nostra anima scardinano anche le più nascoste, e soprattutto come abbia potuto farlo un uomo avendo aperto le sue. Sono questi interrogativi che mi hanno fatto maturare il senso dell’universalità e dell’immortalità della nostra anima, quell’astrazione che si concretizza, e poi neanche tanto, attraverso i nostri sentimenti. Mi sono anche chiesta infinite volte se avessi mai potuto dedicare un pensiero di ringraziamento a questo poeta dell’anima attraverso i miei pennelli sgangherati. Realizzai un ritratto copiando dalla nota foto di Louis-Auguste Bisson fatta intorno al 1847 che però mostrava il pianista psicologicamente tormentato e fisicamente segnato dalla malattia. La mia tela non gli rendeva omaggio in alcun modo e pensai dunque di dedicargli un dono della natura come un fiore o un animale che sorgendo da uno sfondo nero potesse raccontare la dimensione del silenzio che lui intendeva evocare con i suoi notturni. Per anni, anzi per decenni una tela 40×60 colorata di nero ha vagato per la mia casa con sopra la bozza ora di una rosa, ora di un giglio, a volte di un’aquila oppure di un gabbiano, ma senza mai essere completata. Finalmente nel 2016, anno in cui il mio animo si è spalancato alla gioia con la laura dei miei figli e nel mio giardino sono sbocciati da una pianta di peonie interrata almeno dieci anni prima, quattro magnifici fiori, ho maturato l’idea di questa tela. Che cosa più dell’emblema dell’eternità come i fiori di peonia avrebbe potuto rendergli omaggio? Che cosa più dei diafani petali avrebbe mai potuto rendere l’idea dell’impalpabile carezza della sua musica? e che cosa più del volo di un gabbiano avrebbe mai potuto innalzare verso il cielo la poesia dei suoi sentimenti?