La sua vita è stata, infatti, una continua preghiera. Non un attimo del giorno e della notte, che non avesse tra le mani il rosario da lui stesso definito “lo strumentuccio per spalancare le porte del cielo”. Non lo lasciava neppure per lavarsi le mani e quando gli si chiese se recitasse tre o quattro rosari al giorno egli rispose: “Che tre o quattro! Cento, duecento … ogni giorno…”.
A chi altri avrei potuto rivolgere la mia “preghiera” per allontanare le piaghe inflitte all’umanità dall’ingordigia di potere degli uomini senza anima. Piaghe per cui la ragione non riesce a trovare un perché e scorge soltanto risposte palleggiate tra politici e governi senza patria e senza tempo.
Ho realizzato questa tela in occasione di una mostra di beneficienza a favore, dell’associazione “amici del Benin” che, attiva sul territorio nazionale fin dal 1998, si prefigge di alleviare le sofferenze della popolazione di questo paese africano con particolare attenzione ai bambini orfani. Insieme a Rino Todero e Fulvio Cavaliere, ero riuscita ad invitare 45 pittori ognuno dei quali partecipava con due opere mettendone una a disposizione per l’asta finale. Il banditore era uno dei più noti di quel periodo a via Margutta, ma per quanto fosse bravo la mia tela non fu comprata e così la diedi in dono al presidente dell’associazione, padre Giulio Cerchietti, pregandolo di farne buon uso per i bambini delle missioni da lui coordinate nel Benin.
“Non appena mi pongo a pregare, subito sento che l’anima incomincia a raccogliersi in una pace e tranquillità da non potersi esprimere a parole” (Padre Pio)
Tra gli eventi straordinari attribuiti all’umile frate di Pietrelcina, che ha dedicato la vita alla preghiera per intercedere tra l’umano e il divino, può essere annoverata la sua opera terrena più grande: “l’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza” da lui fortemente voluto per curare e sostenere tutte le persone che soffrono nel corpo, oltre che nello spirito, soprattutto se povere.
Il riconoscimento ad Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico – IRCCS, ha rappresentato il completamento operativo del suo pensiero ispiratore che voleva la ricerca parte integrante ed attiva del progresso scientifico, nell’impegno professionale dei medici che operavano nella “Casa”, da lui definita “la pupilla dei miei occhi”.


